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In ogni parte del mondo esistono diverse culture e abitudini alimentari, legate alla religione, è importante, quindi, apprezzare le diversità e comprendere la ricchezza di ogni cultura, in modo da tollerare le diverse tradizioni.

Esistono particolari regole dal punto di vista alimentare: molti cibi vengono limitati o addirittura eliminati, a seconda delle festività celebrate durante l'anno; classico esempio è costituito dalla religione islamica, la quale non permette il consumo di carne di maiale.

Tutte le religioni hanno le loro credenze, un insieme di riti condivisi con i fedeli, e alcune regole, o precetti, che talvolta riguardano anche la sfera dell'alimentazione. Alcuni precetti sono dei veri e propri divieti di consumare certi prodotti, altri sono delle prescrizioni o indicazioni rigorose alle quali il fedele si deve attenere per non contrastare quanto previsto dai testi sacri
 

I precetti alimentari nell’Islam

Il Corano, testo sacro dei musulmani, non contiene solo l’insieme degli insegnamenti religiosi ai quali sono sottomessi i fedeli di Allah, ma anche le diverse prescrizioni e i divieti a tavola, ai quali i musulmani praticanti devono attenersi. Il primo e più importante pilastro è rappresentato dal digiuno rituale (sawn), che si osserva in occasione del Ramadan. In questo periodo di purificazione i fedeli devono astenersi dall’assunzione di ogni cibo e bevanda dall’alba al tramonto per un periodo di ventotto-trenta giorni. La lista dei prodotti banditi dall’alimentazione islamica per tutto il resto dell’anno è molto precisa, e il loro consumo viene accuratamente evitato dai più osservanti. Sono considerati cibi “illeciti” o “impuri” (haram) la carne di maiale e tutti i prodotti che se ne possono ricavare, e quella di ogni altro animale che non sia stato macellato e sgozzato secondo il rito (tadhkiya), invocando su di lui il nome di Allah, oppure morto per incidente o malattia. A questi divieti occorre aggiungere la messa al bando del grasso bovino e ovino, delle carni di animali dall’unghia intera (asini, muli), di anfibi e rettili (rane, tartarughe), dei pesci privi di scaglie, degli uccelli rapaci e degli insetti. Molto importanti sono anche i principi che regolano il consumo delle bevande, con il divieto di bere vino o birra e, più in generale, qualsiasi altra bevanda fermentata che possa esercitare un potere inebriante. In Occidente molti si soffermano sulle virtù salutari di una dieta che sostituisce le carni grasse di maiale con altre più digeribili e vieta l’uso delle bevande alcoliche in Paesi caratterizzati da un clima spesso torrido. Ma è opportuno sottolineare che, in realtà, l’insieme dei precetti coranici ha un puro valore religioso-spirituale: l’uomo è sottomesso alla volontà divina che fissa per lui limiti e principi.
In sintesi, i precetti alimentari islamici prescrivono:
 •  Divieto di mangiare la carni impure (haram): il maiale e i suoi derivati, animali morti naturalmente (al-màitah), animali acquatici che vivono anche fuori dall'acqua (ad es., granchi e anfibi)
 •  Obbligo di mangiare carni pure (halal) ottenute da animali macellati secondo il rito musulmano
 •  Divieto di bere alcolici
 •  Obbligo di rispettare il digiuno rituale, dall'alba al tramonto, durante il sacro mese di ramadan. 
 


Gli Indù adorano le mucche ed i tori come divinità e ritengono sacro tutto ciò che essi producono. Basti pensare che nella celebrazione di Krishna i fedeli plasmano statue con un impasto di sterco bovino e latte, e le statue dei templi vengono lavate quotidianamente con latte vaccino fresco. Lo stesso Mahatma Gandhi sosteneva che "l'elemento centrale dell'Induismo è la protezione accordata alle mucche, il dono dell'Induismo al mondo intero. L'Induismo vivrà finché ci saranno Indù che proteggono le mucche". Per questo motivo le popolazioni induiste seguono un regime alimentare vegetariano.
Anche lo Stato ha integrato nel proprio ordinamento i princìpi della religione induista: l'articolo 48 della Costituzione indiana proibisce di macellare mucche, vitelli e altri animali da latte e da tiro.
 
Halebid,  Bramino nel tempio di Hoysaleswara 

I precetti alimentari nella religione ebraica

Il cibo ebraico è da sempre condizionato dai precetti alimentari esposti nella Bibbia, e in particolare nel Libro del Levitico, testo fondamentale di tutto il sistema alimentare ebraico, legato indissolubilmente ai cicli agricoli e a un profondo rispetto per la vita. Non esistono precetti più importanti di altri, ma il loro insieme costituisce la normativa della kasherut. Un cibo è kasher, cioè “adatto” e “conforme”, quando corrisponde all’insieme di divieti e prescrizioni formulato dalla Bibbia sull’argomento cibo. In sintesi, le norme principali prevedono: il divieto di consumare il sangue, contenitore della vita, e quindi il solo impiego di carne sottoposta alla macellazione rituale; la distinzione tra animali permessi e animali proibiti; il divieto di mescolare nello stesso pasto carne e latticini. In occasione delle festività, nelle case di ogni famiglia ebraica si compiono gli stessi gesti rituali, si osservano gli stessi precetti e si mangia lo stesso cibo. Quando inizia Shabbath, la festa regina del sabato, sulle tavole imbandite delle famiglie cittadine o dei refettori delle fattorie collettive (kibbutzim) compaiono la treccia dolce di pane lucido (hallà), i cibi stufati cotti a fuoco lento (cholent), la carpa ripiena alla ashkenazita (gefilte fisch) e le paste ripiene della tradizione sefardita (borekas e pastelikos). Durante il Purim – il carnevale che festeggia la salvezza degli ebrei persiani – si mangiano le “tasche” di Haman, frittelle dolci ripiene che fanno la loro comparsa un po’ ovunque. Più o meno come succede a Pesach, la Pasqua ebraica, con le matzot, il pane azzimo non lievitato della fuga dall’Egitto. Rosh ha-Shanà, e cioè il capodanno ebraico, e Sukkoth, o festa delle Capanne, che ricorda la precarietà degli ebrei nel deserto, coincidono con il raccolto delle primizie, che fanno la loro comparsa sulle tavole imbandite. Durante Hanukkah invece, festa delle luci e dell’olio miracoloso che rimase acceso per otto giorni nella lampada del Tempio riconsacrato, i fritti la fanno da padrone, con le frittelle di patate (latkes) e una specie di bignè ripieni di marmellata (sufganioth).
Nella religione ebraica:
•  Divieto di mangiare carne di quadrupedi che non hanno lo zoccolo diviso (ed es. il coniglio, il maiale)
 •  Divieto di mangiare animali che non siano stati uccisi nel rispetto della macellazione rituale (shechità)
 •  Divieto di mescolare carne con latte o derivati nello stesso pasto, come previsto dalla Torah: "Non bollire un capretto nel latte di sua madre"
 •  Divieto di mangiare animali acquatici che non hanno pinne o squame (ed es: gamberi e anguille)
 •  Divieto di cibarsi di sangue e del nervo sciatico
 •  Divieto di cucinare di sabato (Shabbat), il giorno di festa per gli ebrei
 •  Divieto di consumare carne durante la festa di Shavuot.