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egittoL'associazione interviene, con una lunga nota, in risposta alle polemiche di questi giorni relative al rimborso dovuto al cliente che non può più partire per il Mar Rosso. E ribadisce che non deve essere totale, "quando una parte di lavoro è già stata fatta, su richiesta e a garanzia dei servizi prestati al cliente" . Astoi Confindustria Viaggi, in seguito a quanto sta accadendo in Egitto, desidera introdurre una riflessione in merito alle modalità di gestione di tali crisi, che vedono impegnati oggi la maggior parte degli associati e degli agenti di viaggi.

Tutti i principali tour operator stanno profondendo uno sforzo immane per rimanere al fianco degli agenti di viaggi e trovare soluzioni per i clienti con partenze previste per l’Egitto. Decine di voli (tutti a carico dei tour operator) stanno partendo vuoti dall’Italia per permettere il rientro degli italiani ancora ospiti nei resort, staff inclusi. Centinaia di professionisti stanno facendo il possibile per risolvere gli enormi problemi in essere. Le aziende sono ora completamente assorbite dalle questioni operative, ma già consapevoli che presto si troveranno sole a fare la conta dei danni, di fronte alla crisi più devastante capitata da anni a questa parte.
Nonostante tutto questo, la filiera non appare compatta. Da un lato, sembrano ignorati i rischi e il grande lavoro celati dietro l’attività dei tour operator; dall’altro lato, si evidenzia come sarebbe necessario spiegare cosa sia e cosa faccia un tour operator.

I tour operator prenotano una vacanza, ad un fornitore terzo, sulla base di una richiesta che un cliente fa ad un agente di viaggi. Agiscono per delega. Ricevere quella richiesta, e renderla possibile, prevede un contributo economico in termini di risorse umane, di ore lavoro, e un contributo economico da riconoscere al fornitore terzo. Perché quella richiesta possa considerarsi accettata i tour operator sono obbligati a inviare denaro al fornitore, oppure a garantirsi quelle camere (piuttosto che voli aerei o altri servizi ) tramite fideiussioni bancarie. Quando i tour operator confermano quella prenotazione hanno già svolto gran parte del lavoro, che la maggior parte delle persone ignora. Questi costi (ore lavoro del personale, costi operativi/amministrativi/finanziari) prescindono evidentemente dall’esecuzione del viaggio e vengono coperti da una voce che non riguarda i servizi prenotati solitamente definita “quota di iscrizione” o “costo gestione pratica”.

In caso di “sconsiglio” da parte delle autorità competenti verso una destinazione, i tour operator devono interrompere l’operatività standard verso quella destinazione e mettere in campo un surplus di risorse e uomini per assistere i clienti. A ciò va aggiunta la quasi certa perdita economica di quanto già inviato a destinazione. E’ una doppia perdita economica per ciascuna singola azienda.
Astoi Confindustria Viaggi, nel rispetto della libera concorrenza, non può che schierarsi al fianco di quelle aziende e delle stesse agenzie di viaggi.

E’ evidente come possa essere difficile spiegare ad un cliente una dinamica di filiera così complessa e ricca di variabili, ma appare invece molto semplice condividere, con questi presupposti, che il rimborso al cliente non debba essere totale, quando una parte di lavoro è già stata fatta, su richiesta e a garanzia dei servizi prestati al cliente. Ugualmente semplice da condividere, di conseguenza, il pensiero che quel lavoro debba essere remunerato, come d’altronde Astoi sostiene debba essere riconosciuto e sempre remunerato il lavoro di ciascun agente di viaggi, a prescindere dall’esito finale della prenotazione.

Astoi Confindustria viaggi si muoverà, nei confronti della politica, affinchè il sistema legislativo tuteli sempre di più tutti gli operatori del nostro settore, così come accade in settori più maturi di fronte a calamità politiche e naturali.
Astoi Confindustria Viaggi è e sarà sempre al fianco delle aziende che sono pronte a difendere in ogni sede competente le loro convinzioni a tutela del valore del loro lavoro e a tutela dei posti di lavoro di tutti i collaboratori. E’ sul solco di questa convinzione che i tour operator cercano di gestire questa crisi, consapevoli che è alla salute del settore e delle sue imprese, in un’ottica di medio lungo periodo, che le stesse imprese hanno innanzitutto il dovere di guardare.