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beninhomeIn tutto il litorale del Ghana,Togo e Benin la religione seguita da gran parte della popolazione è il Vudù. E’ la religione degli antenati e fa parte della cultura tradizionale della zona. Ha forme molto diverse fra loro cosi come diversi, da regione a regione,  sono i rituali e non si tratta certo di magia nera come molti pensano sia. Il Vudù infatti non può essere usato per fare del male, ma permette solo fini positivi; chi avesse intenzioni malvagie sa che il male gli si torcerà contro. E’ una religione molto semplice: chi chiede la salute per  sè  e per la famiglia, chi vuole giustizia per uno sgarbo ricevuto,chi spera in una buona pesca pianta un legno su un mucchietto di terra e attende. Se gli spiriti lo esaudiranno tornerà con un pollo e coprirà con sangue e piume il semplice altare di terra.

Per i riti Vudù sono necessari alcuni oggetti che si possono trovare nel mercato dei feticci di Ouidah. Qui le bancarelle appaiono sovraccariche di innumerevoli teste di animali seccate al sole, di parti di animali macellati, di pietre, corna e radici. Vi sono anche tantissime statuette ricoperte di chiodi e altri oggetti portafortuna che, a secondo della forma, servono a risolvere i problemi della vita quotidiana. Se si vuole però che questi oggetti comuni acquistino potere e si trasformino in feticci, è necessario che vengano benedetti da un “fetichero”. La parte più importante delle cerimonie rituali è la danza accompagnata dal suono dei tamburi che spesso comporta maschere elaborate. Le maschere Zangbeto per esempio assomigliano a dei pagliai colorati, ad una sorta di covoni coi piedi, che danzano al ritmo delle percussioni girando su se stessi vorticosamente.

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Il roteare della maschera simbolizza la  pulizia dei peccati del villaggio e, alla fine della danza, sotto la paglia, si materializza un feticcio che simbolizza il potere miracoloso della maschera stessa. In altri villaggi si possono vedere cerimonie durante le quali  al ritmo sfrenato dei tamburi, gli spiriti s’impossessano di alcuni danzatori  che cadono immediatamente in trance. In questo modo lo spirito Vudù si sostituisce temporaneamente  allo spirito dell’uomo e può dare consigli,profezie o punizioni. I ballerini hanno la faccia dipinta con colori sgargianti, spesso usano il giallo, con l’intento di allontanare gli spiriti negativi. Tutto il villaggio partecipa alla cerimonia e chi sventuratamente ha perso un figlio, lo porta con sé alla preghiera sotto forma di fantoccio legato in vita.

Them si radunano invece la notte, intorno all’unica luce di un grande fuoco. Gli iniziati incominciano la danza  al ritmo incalzante dei tam tam. Alcuni danzatori si lanciano nel fuoco, lo prendono in mano, se lo passano su tutto il corpo e lo ingoiano, senza riportare alcuna bruciatura né dare segni di sofferenza. Persino i bambini  vengono iniziati alla religione e, danzando, “mangiano” fuoco e cocci di vetro taglientissimi. Questo ballo rituale ha lo scopo di scacciare gli spiriti maligni proteggendo così tutto il villaggio. In Benin i villaggi vengono invece protetti dai pitoni che, giganteschi ma innocui, si lasciano maneggiare tranquillamente non solo dai guardiani dei templi, ma anche dai fedeli che accorrono a venerarli. Girano nel recinto del tempio o per le strade della città o stanno immobili nella stanza al centro della zona sacra.

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La stanza è completamente priva di arredo o di immagini sacre, ma non sono necessari: la sacralità dell’ambiente viene creata dalla maestosità dei serpenti stessi. Nell’ordine delle cose rientra anche il rito vudù Goro che prevede il sacrificio degli animali. Il capo fetichero ascolta i problemi degli abitanti del villaggio e poi, con grande calma, benda gli occhi alla bestia prescelta e la sgozza. Gli altri officianti , seduti per terra in cerchio, scavano una buca dove raccogliere il sangue. Questo dovrebbe propiziarsi i favori delle divinità.  Si devono osservare con cura i movimenti delle zampe degli animali: se questi muoiono con gli arti rivolti al cielo, si può essere certi  che un buono spirito domina.

beninDanse traditionnelle vaudou

Ouidah Festival vudù
Ogni anno, il 10 gennaio, il Benin si ferma e celebra i culti ancestrali che fondano le varie forme di religione tradizionale praticate nel paese.Ci si immergerà nella magica atmosfera del voodoo e dei feticheurs, per poi ammirare i castelli lungo la costa, tracce occidentali di un passato recente, in contrasto con le case fortificate stupendo esempio d’architettura d’argilla, mercati variopinti, palazzi reali, villaggi su palafitte, sempre privilegiando l’incontro e la scoperta di culture vive, differenti e molto lontane dalla nostra: il risultato di pratiche arcaiche sopravissute e modificatesi nel corso di secoli con l’incontro di nuovi mondi.

Benins-Mysterious-Voodoo--001In particolare il 10 gennaio, tutti gli adepti vudù del sud del paese si danno appuntamento a Ouidah.
Una lunga processione di adepti, chi a piedi, chi in moto, chi in taxi brousse, si reca alla Porta del Non Ritorno. A migliaia si danno appuntamento nelle tenute rituali, in cui dominano il bianco dei pagne e le perline multicolore.
La festa esplode con l’arrivo del Dagbo Houno, il sommo feticheur di Ouidah. Danze, libazioni, maschere (qualche discorso ufficiale) cadenzano la mattinata. La gente non si stanca di inneggiare ai propri vudù.
In particolare, si raduna in un grande piazza dove si danno appuntamento le maschere Egun. A decine, queste maschere arrivano per danzare, scacciare cattivi spiriti e lanciarsi sulla calca per una “corrida” in cui si gioca quasi a guardia e ladri. La sera, Ouidah, esausta, ma non ancora completamente soddisfatta, continua la sua festa, questa volta nell’intimo dei cortili. In attesa di ritrovarsi fra un anno e rinvigorire la propria fede nei vudù.

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