I viaggi sono passaggi, attraversamenti. Viaggiare ti lascia prima senza parole, poi ti trasforma in un narratore di storie, ha scritto Ibn Battuta. La mostra Africa, Italia mette assieme viaggi diversi, in Afriche un tempo italiane, diventati storie, quadri di vita, frammenti di paesaggio: nella normalitĆ quotidiana dellāEritrea contemporanea (A Passage to Eritrea), lungo i percorsi degli esploratori e dentro la capitale (Crossing Ethiopia Today), tra le sabbie libiche sulle tracce del proprio nonno (Libya, the Captain and Me), alla conquista e scoperta di terre e genti (Somalia, Time Ago).
Accanto a fotografie a colori e in bianco e nero (contemporanee e dāepoca), sono esposti materiali provenienti dagli archivi di SocietĆ Geografica Italiana (mappe antiche, libri con formule magiche, taccuini di viaggio, dipinti di leoni) ed Eni (foto di ieri e di oggi). Video installazioni di diverse misure e caratteristiche integrano lāallestimento in alcune sale espositive, ospitando materiali eterogenei: video interviste esclusive alle scrittrici italo-somale Ubah Cristina Ali Farah e Igiaba Scego; montaggi di immagini in movimento e di suoni raccolti in viaggi; una raccolta di citazioni sullāAfrica di esploratori, scrittori, storici, antropologi.
La mostra, promossa dallāAssessorato alla Cultura e al Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, ĆØ unāiniziativa del Festival della Letteratura di Viaggio – SocietĆ Geografica Italiana. Lāottava edizione del Festival, nato a Roma nel 2008, ĆØ in programma dal 24 al 27 settembre 2015 con il consueto calendario di incontri, mostre, spettacoli, laboratori, visite guidate ed eventi collaterali.
1. A PASSAGE TO ERITREA
di Antonio Politano

LāEritrea era un vecchio amore, dai tempi dellāuniversitĆ . Alla sua lotta di liberazione avevo dedicato una tesina, uno dei miei migliori amici era del Fronte di liberazione popolare. Ho seguito la sua storia, da lontano. Poi ĆØ venuta lāoccasione di andarci e attraversarla per quanto possibile. Di cercare di capire, fermare, restituire qualcosa ā in occasione del ventesimo anniversario dellāindipendenza ā nelle pagine del National Geographic. Di raccontare alcune facce di un paese giovane, uscito con grandi speranze da una guerra di liberazione durata trentāanni (la più lunga del continente), che vive oggi un tempo sospeso, tra lāemergenza permanente per un conflitto mai finito con lāEtiopia, lāorgoglio del proprio percorso, la voglia di modernitĆ , la lotta per inserirsi in un mondo globale, le fughe alla ricerca di libertĆ e opportunitĆ , gli approdi drammatici alle porte della Fortress Europe. Un pezzo dāItalia (ex potenza coloniale) in termini di prossimitĆ culturale, poco conosciuto, sparito dal nostro immaginario. Un viaggio tra lāaltopiano e il Mar Rosso, dalla capitale Asmara, un unicum nel continente per la concentrazione di architetture dāepoca, a Massaua, la cittĆ -porto semidistrutta dai bombardamenti ma che trasuda languore e bellezza anche tra le rovine, fino ad arcipelaghi di corallo fossile, tra treni a vapore, mercati di cammelli e sfilate di moda. Con unāappendice, dolente, di barche abbandonate in un qualche porto del Mediterraneo, su cui migra chi
2. CROSSING ETHIOPIA TODAY
DANAKIL
di Andrea Semplici

Gli italiani, ai tempi delle colonie, hanno chiamato Dancalia il frammento orientale della regione degli Afar, popolazione dispersa fra Etiopia, Eritrea e Gibuti. Abitano villaggi solitari e, a volte, mobili, formati da capanne familiari, praticano un nomadismo circolare, seguono lāandamento delle piogge e la nascita dei pascoli. La Dancalia ĆØ un deserto di sale e lava. 50 mila chilometri quadrati, dei quali 10
mila sotto il livello del mare. Africa Orientale, fra il 15° e il 12° parallelo Nord. Sul confine fra Etiopia ed Eritrea, che da sedici anni non riescono a trovare una vera pace. La Dancalia ĆØ figlia di un geologico. Qui la Rift Valley entra in Africa e, con un colpo di rasoio, la taglia in due. Cinque chilometri sotto i piedi, mugghia il magma terrestre. Ć una dorsale di vulcani. Qui si vede la Terra pulsare, arrabbiarsi, creare una tremenda bellezza. Qui si assiste ancora alla Genesi del pianeta. La Dancalia ĆØ un antidoto contro ogni stereotipo occidentale attorno allāAfrica. Ancora nei primi decenni del ā900, la Dancalia era una chiazza bianca sulle mappe dellāAfrica. La sua esplorazione ĆØ stata, in gran parte, una storia italiana. Fu un italiano, Tullio Pastori, giovanissimo, ai primi del ā900, a spingersi nella Piana del Sale, antico fondo marino. RiuscƬ a vivere in quel niente e fu amico degli Afar per sei decenni. Alla fine degli anni ā20, furono Raimondo Franchetti e Ludovico Nesbitt, un barone ricchissimo e un ingegnere italo-inglese, a percorrere la Dancalia Pura. Fu unāimpresa leggendaria. I due esploratori divennero rivali, scrissero libri, si contesero per anni fama e gloria. Ripercorriamo i cammini che loro tracciarono in un montaggio di foto di oggi. (Andrea Semplici)
ACROSS ADDIS
di Alice Falco e Romina Marani
Dentro e attorno alla capitale, fino ai laghi della Rift Valley. Addis Abeba, cittĆ -universo in
metamorfosi. Grattacieli e strade di polvere, croci e mezzelune, afro-pop e litanie liturgiche. Un attraversamento nei giorni del Timkat – lāEpifania copta etiope – tra sfilate, preghiere, festeggiamenti.
3. LIBYA, THE CAPTAIN AND ME
di Francesco Fossa

Il deserto annulla gli spazi. CosƬ accade che due visioni, lontane nel carattere e distanti nel tempo, possano convivere e correre parallele come nel lavoro fotografico a quattro mani āLibya, the Captain and me (Sulle tracce del Paziente Inglese)ā. Le immagini scattate nel 1933 da un giovane ufficiale degli alpini nellāoasi di Cufra e sui contrafforti dellāAuenaāt – un triangolo conteso per ragioni strategiche da italiani e inglesi a cavallo di Libia, Egitto e Sudan – scatenano la mia curiositĆ di nipote: molti anni dopo provo ad andare in quei luoghi per capire di più del nonno che non ho mai conosciuto, ma una tempesta di sabbia mi costringe a ripiegare verso ovest. Mi tuffo in unāaltra Libia, un altro deserto, lāUbari, il Meridhet che si stende lungo il confine algerino. Su fino a Gadames (la cittĆ dei Tuareg) e le rovine della romana Sabrata. Saranno due studiosi di esplorazioni nel deserto a ridare slancio a questo progetto. Le foto del Tenente Manfredo Tarabini Castellani hanno un grande valore storico e il nome del giovane ufficiale ricorre nei diari di viaggio dellāesploratore ungherese LĆ”szló AlmĆ”sy (più conosciuto come il Paziente Inglese) e di altri suoi compagni di viaggio. Quel nome ritorna negli archivi inglesi e nei rapporti segreti del generale Graziani: spionaggio militare, scoperte archeologiche, gesti cavallereschi danno luce a una figura morta troppo presto, in combattimento sui monti dāAlbania nel 1940. Ora nonno e nipote sono molto molto più vicini di un tempo. Con le loro visioni, diverse ma parallele.
4. SOMALIA, TIME AGO
SocietĆ Geografica Italiana

Il racconto di luoghi, culture, genti, storie ĆØ fatto di immagini, testimonianze, oggetti, memorie, voci. Attuali, come quelle di due scrittrici legate alla Somalia: Ubah Cristina Ali Farah, nata a Verona da padre somalo e madre italiana, e Igiaba Scego, nata a Roma da genitori somali. In una doppia videointervista parlano di identitĆ , famiglie, migrazioni, diaspore, generazioni, meticciato, architetture, romanzi. Nei suoi archivi, la SocietĆ Geografica Italiana Onlus – fondata nel 1867 con lāobiettivo di promuovere cultura, conoscenze geografiche ed esplorazione – custodisce una biblioteca di oltre 400 mila volumi, una cartoteca di 150 mila pezzi, una fototeca di 300 mila immagini. La Somalia ĆØ presente in alcune serie iconografiche: la collezione Filonardi documenta la Somalia del 1891; le fotografie di Lugh, emporio commerciale sul Giuba, realizzate da Carlo Citerni e Ugo Ferrandi durante la seconda spedizione Bottego del 1895-1897; la missione Stefanini-Puccioni del 1924. Inoltre, duemila scatti (negativi, positivi e negativi stereoscopici) documentano i vagabondaggi di Giotto Dainelli nellāAfrica Orientale tra la fine del 1938 e la tarda primavera dellāanno successivo in occasione della Missione Geologica dellāAGIP in Somalia.
Accanto ai racconti per immagini e parole, numerosi documenti cartografici descrivono la geografia di quei territori, acquisita nel corso dei secoli e trasmessa attraverso i taccuini e le mappe degli antichi esploratori.
SCHEDA INFO
Mostra AFRICA, ITALIA
Quando 28 febbraio – 24 marzo 2015
Orari Dal martedƬ alla domenica ore 10:00 – 19:00
(la biglietteria chiude unāora prima) – Chiuso il lunedƬ
Dove Museo di Roma Palazzo Braschi (Piazza Navona 2 – Piazza San Pantaleo 10)
Biglietti Intero ⬠11,00; Ridotto ⬠9,00
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Promossa da Assessorato alla Cultura e al Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
di Roma Capitale






